IMPARARE FIN DA BIMBE IL PIACERE DI DEDICARSI A SE STESSE

Partimo subito con una grande consapevolezza : Le bambine di oggi non sono le bambine di ieri!

Ora come allora?

Il mondo di oggi non è quello di ieri e le bambine di oggi sono molto diverse da com’eravamo noi alla loro età.

Non che siano passati molti anni… il punto è un altro, piuttosto: da vent’anni a questa parte il mondo ha iniziato a marciare a passo molto più spedito rispetto ai ritmi a cui eravamo abituati, anni fa. 

Se storicamente gli anni si sono calcolati in base alla nascita di Cristo, credo che oggi dovremmo ricominciare a calcolarti in base a un altro – cruciale! – appuntamento con la storia.

Cosa è cambiato veramente?

Il prima/dopo Internet, giusto per capirci. 

Cosa c’entri tutto questo con le nostre figlie, ci vuol poco per capirlo.

Noi giocavamo nei cortili, loro lo fanno sempre di meno. Noi leggevamo – magari controvoglia, ma lo facevamo – andavamo a casa delle amiche a fare i compiti e quando eravamo lì, chiudevamo i libri di nascosto per dare il via a interminabili sessioni di chiacchiere e confidenze.

Noi passavamo lunghi pomeriggi a giocare con le Barbie, inventando lunghe storie che a volte si esaurivano nell’arco di una settimana, tanto erano lunghe… E oggi? 

Oggi?

Bè, lo sa bene chi ha una figlia: oggi le cose funzionano in modo molto diverso. Il rapporto tra i bambini e la tecnologia è un legame che non si può scindere. Da un certo punto di vista, si tratta di un cordone ombelicale aggiuntivo nel senso che loro – a differenza di noi – sono nati in un mondo in cui cellulari, tablet ecc esistevano di già.

Se noi abbiamo dovuto prendere confidenza con quelli che da principio erano oggetti-non-identificati (dei veri e propri UFO!) per loro, cellulari, social e giochi online sono praticamente sullo stesso piano dell’orsacchiotto e delle barbie.

Poi

Chi sono le nostre figlie?

Le nostre figlie sono le cosiddette “native digitali” che quando spengono il cellulare o il tablet per immergersi in una parentesi relax , in realtà accendono il cervello. O meglio, mettono in moto un silenzioso, operoso processo di elaborazione dati e di attivazione della memoria .

Chiaro, poi, che una rondine non fa primavera e che una festa (per quanto indimenticabile) non segna un cambio di passo nella realtà di tutti i giorni… ma il ricordo resta.

E col ricordo rimane la scintilla di uno spunto che può far riflettere.

Perché è vero che le nostre figlie sono delle distratte croniche (per i motivi di cui sopra) ma è anche vero che sono delle spugne che assorbono tutto. 

Cosa c’entra un Beauty Party?

Questo primo ingresso nel mondo del centro estetico porta con sé un insegnamento prezioso: il fatto che rallentare fa bene, il piacere di startene lì a occhi chiusi mentre l’estetista ti fa un massaggio, il relax che respiri durante il tempo di posa di una maschera… sì, proprio così. Il piacere prezioso del tempo dedicato alla cura di sé e del proprio corpo. L’otium era prezioso per gli antichi Romani… perché non dovrebbe esserlo per noi? 

In un mondo come quello in cui viviamo, dove tutti sono costantemente impegnati ad esorcizzare l’horror vacui, dove le nostre bambine hanno già l’agenda piena manco fossero il Presidente del Consiglio, credo che imparare a star bene “riposandosi” sia una risorsa preziosa.

La scoperta – in chiave positiva – del “dolce far niente” e del suo valore educativo. 

Vanity?

Tra l’altro… spostando il focus da questa tematica all’aspetto “vanità”, siamo proprio sicuri che anche questo sentimento – in una bambina – sia qualcosa di così tassativamente negativo?

E se la vanità fosse un valore?

A questo proposito ho pensato di citarti un articolo che ho letto su riza.it.

Va chiarito subito che per un bambino essere vanitoso ha una valenza diversa rispetto al significato che gli attribuiamo noi. I bambini sono seduttivi per definizione. Amano piacere e piacersi, perché il piacere è la cifra del loro modo di essere. Hanno poi uno strettissimo rapporto con il loro corpo; sentono di essere il loro corpo ed è ovvio che lo guardino e si guardino. I bambini imparano presto che la bellezza è il modo più veloce di avere attenzione e di essere amati e siamo noi a trasmetterglielo. Un bambino sano si sente anche bello e come tale è attratto dalla propria immagine. In psicoterapia, certi adulti ricordano ancora con sofferenza la scoperta fatta da bambinidi non esser belli agli occhi degli altri o, peggio ancora, di mamma e papà. È spesso la prima discriminazione che hanno patito, un’ingiustizia subita che ferisce la loro identità e ci mette tempo a guarire.

Vanità uguale autostima

Vanità uguale autostima

Quindi, niente moralismi inutili: un bambino che si vede bello è soprattutto un bambino che si sente amato e in diritto di essere amato. Come spesso accade, la perplessità nei confronti di atteggiamenti dei nostri figli che stentiamo a comprendere, si colora di allarmismi: e se questo fosse il primo segnale di una tendenza caratteriale alla superficialità? Non è detto che la vanità sia per forza negativa, il problema nasce quando l’esteriorità non trova un giusto contrappeso: se curiamo la facciata della casa ma abbiamo cura anche degli interni va bene, altrimenti possono insorgere dei problemi.

Allo specchio tua figlia sperimenta le tante facce di sé

Non temere quindi per la tua bambina: essere attenta alla sua immagine, studiarsi allo specchio, voler essere notata e distinguersi anche per il suo aspetto rivela la volontà di non essere invisibile, di attrarre lo sguardo degli altri. Forse è anche un modo di combattere l’indifferenza e la distrazione che sta oscurando gli occhi di noi adulti.

Trova un look adatto alla sua età

L’abitino elegante o le scarpette ben vengano per le occasioni speciali, ma nel quotidiano l’abbigliamento deve essere comodo per giocare, sporcarsi senza sensi di colpa e muoversi in libertà! Quanto alla griffe, falle capire che bello non significa firmato!

A casa, via libera ai travestimenti

Quando siete a casa lasciale usare liberamente trucchi, abiti e scarpe per travestirsi in tanti diversi personaggi, come a teatro. I bambini adorano entrare in altri panni. La abituerai a giocare con la sua immagine con ironia e creatività.

Bellezza è spontaneità

Di’ a tua figlia quanto è carina con il pigiamone; buffa con le ciabatte a forma di cane; divertente con i codini alla Pippi. Falle percepire che la bellezza è l’alchimia magica di spontaneità, disinvoltura, serenità e che ciascuno è bello a modo suo.

Gratificala per il suo stile originale

Apprezza le sue “creazioni”: una maglietta portata sull’altra; una pettinatura strana; un suo modo di rimboccarsi i jeans. Fidarsi del proprio stile personale la proteggerà dalla prepotenza di modelli estetici imposti dai media.

Il coraggio di dire no!

Vuole che le compri quelle scarpe con il tacchetto o vuole lo smalto rosso sulle unghie per andare a scuola o quegli occhiali a forma di cuore o ancora vuole imitare il look della compagna di scuola che a 5 anni ha già gli stivali firmati. Insomma se tua figlia vuole fare cose che per lo stile della famiglia non sono adeguate alla sua età, è giusto che il genitore dica un “no” seguito da una breve spiegazione. Lei protesterà ma è normale: le frustrazioni fanno parte della vita.

L’errore da non fare: proibire tassativamente

La linea del duro contrasto non paga mai e francamente a 8-9 anni non ha proprio senso adottarla. Lascia che la bambina sperimenti in libertà.”



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