Mini Influencer: tra social media e baby marketing

I social media hanno dato vita a un nuovo fenomeno: quello dei Mini Influencer (o Baby Influencer). Bambini e bambine che, attraverso foto e video pubblicati su piattaforme come YouTube, Instagram e TikTok, conquistano popolarità e diventano veri e propri piccoli ambasciatori di brand e prodotti.
Il tema, affascinante ma delicato, solleva domande etiche e necessita di riflessioni approfondite.

Mini Influencer

I social media si popolano sempre più di video con protagonisti assoluti i Mini Influencer o Baby Influencer. Si tratta di bambini e bambine che, attraverso contenuti web (foto e video) pubblicati su YouTube, Instagram e TikTok, acquisiscono popolarità e un consistente numero di follower.

Una volta diventati famosi, certi brand scelgono i piccoli come ambasciatori del loro marchio e dei loro prodotti o servizi. Con i loro test e recensioni di cosmetici e altri articoli fanno presa sul pubblico e influenzano i comportamenti di consumo dei giovanissimi fino a generare alti profitti.

Alessandra Ferretti, che gestisce Beauty Party organizzando feste di bellezza e benessere per bambine, ci ragiona su.

Mini Influencer

Mini Influencer: un fenomeno da regolamentare?

Chiara Ferragni è solo un esempio di come una mamma imprenditrice utilizzi i suoi bambini per influenzare il pubblico, vendere prodotti e generare guadagni. Per non correre rischi, la Ferragni ha adottato una strategia: coprire il viso dei figli con emoji sorridenti.

Premesso che il bambino o la bambina può anche divertirsi e sentirsi importante nelle vesti di piccola star del marketing online, è importante regolamentare il fenomeno dei Mini Influencer, legato oltretutto ad un altro trend: il Sephora Kids.

Genitori e brand potrebbero infatti essere coinvolti da due aspetti critici:

  • lo sfruttamento di minori a fini economici;
  • la violazione della privacy e dei diritti dei minori, al di là dell’identità nascosta da emoji o meno.

Tuttavia, il fenomeno dei Baby Influencer è in forte crescita e si intreccia con quello dello sharenting, ossia quando i genitori espongono i propri figli online pubblicando foto e video a scopo promozionale.

Il punto è che, nella nostra società, i mezzi di comunicazione sono cambiati e non si dà peso a certe pratiche, con o senza scopo di lucro. Il Garante si preoccupa dell’identità digitale del minore e, in questo senso, la strategia della Ferragni avrebbe parzialmente arginato il problema. Resta però il fatto che si tratta pur sempre di una forma di lavoro minorile non tutelato.

Mini Influencer

Si potrebbe obiettare: che dire dei baby attori che vivono in un perenne Truman Show non consensuale?

Del resto, ogni giorno sui social genitori e parenti (VIP e non) sovraespongono a livello mediatico foto e video che ritraggono i propri figli o nipoti senza pensare ai rischi: utilizzo delle immagini a scopo ritorsivo, attacchi da parte di haters.

Molti lo fanno semplicemente per il gusto di condividere, senza essere consapevoli dei rischi online. La domanda quindi è: il problema di questo fenomeno deve riguardare solo l’aspetto economico e il baby marketing gestito da genitori e brand?

Baby Influencer: l’opinione di Alessandra Ferretti

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Alessandra Ferretti, titolare di Beauty Party, un rinomato centro estetico di Genova che organizza eventi e feste di bellezza per bambine.

Con le sue iniziative, la Ferretti fa felici moltissime bambine e le loro mamme, puntando sempre su tre valori fondamentali: salute, benessere e divertimento.

La titolare conosce molto bene il fenomeno dei Mini Influencer e del Sephora Kids e, senza dubbio, si dissocia dal baby marketing e dallo sfruttamento dei minori a scopo di lucro.

“Ogni individuo deve avere la libertà di scelta e, in tenera età, è impossibile. Amo i bambini e li proteggo, i miei e quelli altrui. Per questo fenomeno serve una regolamentazione, non ci piove.”

Ferretti si concentra in particolare sul fenomeno Sephora Kids, ovvero l’abitudine, sempre più diffusa tra bambine e ragazze della Generazione Alpha, di usare prodotti cosmetici pensati per adulte.

“Nei nostri Beauty Party utilizziamo esclusivamente cosmetici sicuri, prodotti adatti all’età di bambine e preadolescenti. Durante le sedute di bellezza e benessere organizzate, i trucchi leggeri e i cosmetici usati per le bimbe sono naturali, anallergici, atossici e dermatologicamente testati. Prodotti molto diversi dai cosmetici per adulte commerciali.”

Ferretti aggiunge: “Ad una certa età, le bambine amano imitare le mamme e provare di nascosto i loro cosmetici (creme, rossetti, ombretti). È un istinto naturale da sempre.”

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Consigli utili per la salute delle bimbe

Le bambine sono naturalmente curiose di scoprire il mondo beauty. Invece di lasciarle usare prodotti commerciali per adulte, bisogna insegnare loro fin da piccole a scegliere cosmetici:

  • sicuri e naturali;
  • non tossici e anallergici;
  • privi di sostanze chimiche dannose.

Durante i Beauty Party, le estetiste educano sia le bambine che le mamme a:

  • scegliere prodotti di qualità;
  • truccarsi in modo giocoso e delicato, senza alterare la bellezza naturale;
  • eseguire uno skincare corretto e innocuo.

Ferretti ricorda che le bambine non dovrebbero mai usare fondotinta, neanche quelli leggeri.

Meglio invece orientarsi verso prodotti sicuri e divertenti come:

  • burro di cacao colorato;
  • glitter biodegradabili;
  • smalti facilmente removibili con acqua;
  • tinte anallergiche;
  • mascara trasparente;
  • matite colorate facili da applicare e rimuovere;
  • tatuaggi temporanei innocui.

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